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Le opere della vittoriese Milena Nicosia, in mostra a Ragusa

La personale a Palazzo Zacco

| di Orazio Rizzo
| Categoria: Arte
STAMPA

L’artista vittoriese Milena Nicosia, ha inaugurato sabato 10 marzo a Ragusa, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la personale dal titolo evocativo I muri del tempo, a cura di Andrea Guastella.

Si tratta, dichiara la Nicosia, di una bussola del tempo chiusa, murata invalicabile, incomprensibile a pieno e soprattutto mutevole. Quello che succederà dentro l’opera farà parte di essa in modo imprescindibile”.

L’esposizione, patrocinata dal Comune ibleo, racconta il lento sedimentarsi della memoria in oggetti di recupero svincolati dall’originale funzione d’uso e riattivati come specchio dell’interiorità di chi li osserva. Milena Nicosia terrà anche uno stage di formazione dal titolo “Il disegno e l’anima”, per imparare o approfondire lo studio della figura e del ritratto.

La Nicosia è un’artista poliedrica e completa, capace di far rivivere materiale o da recupero, ridonando vigore, plasticità e bellezza; così la descrive il curatore della personale Andrea Guastella: “Milena, come una suora o un’infermiera volontaria, reca conforto agli ultimi, ai reietti: anziché darsi al bello, nell’illusoria speranza che ci salvi, cerca il buono, consapevole che esso dimora nel sacrificio. E cos’altro, se non una rinuncia, una sincera privazione è il sottomettere una vena pittorica potente al recupero di una finestra o di una rete polverosa? Quegli oggetti sono corpi da lavare, da ungere e riporre nel sudario. Vanno infine seppelliti incorniciandoli, o appendendoli al muro. È proprio vero: gli artisti sono i soli testimoni della fine. Il muro del tempo che essi approntano sono le pietre con cui chiudono il sepolcro. Il resto, cioè l’immergersi nel buio, l’ascoltare le voci del passato o, se si ha fede, il piangere o il pregare perché gli uomini cui appartengono si destino, questa mansione spetta a noi ipocriti spettatori, suoi simili, fratelli nel dolore”. 

La mostra resterà aperta fino al 15 aprile
 

(foto: archivio web)

Orazio Rizzo

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