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"Stasera parlo io": a teatro il racconto delle donne vittime di femminicidio

Uno spettacolo per provocare, far riflettere, commemorare e alimentare il dibattito

| di Concita Occhipinti
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Uno spettacolo teatrale per raccontare il dramma del femminicidio e le esistenze delle donne che ne sono vittime. E’ in programma il 29 novembre, sulla scia delle celebrazioni del 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, allo Spazio Cultura Piccolo Palcoscenico, in c.da Musebbi a Modica e si chiamerà “Stasera parlo io”, ideato da Alessandro Sparacino che ne cura anche la regia.

“Ci siamo chiesti – scrive il regista - ‘E se le vittime potessero parlare?’. A questo è ispirata la scrittura teatrale di STASERA PARLO IO, monologhi che nascono dalla voce diretta delle vittime, donne assassinate proprio in quanto donne, per mano di uomini, dei loro uomini. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società e questa disubbidienza è stata fatale. Sono quelli che superficialmente la cronaca nera chiama “delitti passionali”, frutto di liti in famiglia dove, si sa, è meglio non ficcare il naso. Sono morti annunciate, che tutto il vicinato aveva previsto ma nessuno ha mosso un dito; sono casi giudiziari che vengono liquidati come inevitabili conseguenze di un «improvviso raptus di follia» e invece sono la coerente conclusione di violenze durate a volte un’intera vita; sono sentenze eseguite davanti agli occhi di una società incapace di riconoscere questo dramma antico, una platea che ha perso la forza di indignarsi quando le storie con le protagoniste più giovani e piacenti sono trasformate in telenovelas nei programmi di “approfondimento giornalistico”. In tv è sempre pronta una schiera di esperti del settore, una compagnia di giro da camera ardente che commenta ogni dettaglio della scena del delitto, con tanto di rivelazione in esclusiva sui risultati dell’autopsia: una lista ricca di particolari che svelano cosa ha mangiato la vittima la sera prima del fattaccio o che biancheria intima indossava ma soprattutto, sempre presente, la madre di ogni scoop ovvero l’eventuale esistenza di tracce di sperma sul corpo della «poveretta». Che si tratti di Melania, Chiara o Jara, queste donne sono sempre chiamate per nome, con una familiarità imbarazzante, quasi oscena. E così vengono uccise una seconda volta, sacrificate sull’altare dell’Auditel con la complicità di una schiera di parenti e affini soggiogati dalla lucciola mediatica. Per questo abbiamo deciso di affrontare l’argomento in modo diverso, partendo dalle protagoniste che non ci sono più e facendole finalmente parlare, libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione dei fatti, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. In questo il teatro è un grande mezzo!? Si può farle rinascere e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l’ironia, l’ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. STASERA PARLO IO vuole dare voce a chi ha parlato poco o è stata poco ascoltata nella sua vita, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi denunciando i suoi persecutori. L’idea è nata anche per questo: far conoscere a più persone possibili questa realtà negata e richiamare il governo alle sue responsabilità. Negli ultimi trent’anni il nostro Paese ha speso contro la violenza alle donne tanti soldi quanti ne sono stati spesi in un anno per la giunta regionale del solo Lazio!? E’ un paragone che grida giustizia! Ma se le donne sono vittime predestinate, gli uomini non vanno abbandonati a una cultura che li vuole dominatori, violenti, ossessionati dal possesso. Anzi, andrebbero aiutati a trovare altre strade per gestire la loro rabbia e il loro dolore. Sempre più spesso i delitti avvengono per l’incapacità di elaborare il lutto di una separazione, per la difficoltà di trasformare in dialogo la frustrazione di un fallimento. Le donne hanno imparato a lottare per la loro autonomia economica, cominciano a trovare il coraggio per inventarsi una vita diversa, anche a costo di stare da sole con i figli; gli uomini invece non ce la fanno a lasciarle andare, non reggono l’abbandono che è vissuto come un affronto che colpisce e annienta orgoglio e amor proprio. Spesso la spinta principale per la maggior parte dei femminicidi è il tentativo di eliminare fisicamente la fonte di questa disperazione. Finché il tema non sarà al primo posto della famosa agenda di qualsiasi nuovo governo, le donne non si fermeranno e si faranno sentire. Con ogni mezzo. Vogliamo che anche STASERA PARLO IO diventi uno di questi” conclude Sparacino. 

Concita Occhipinti

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