Gaetano Bonetta, ex assessore della Giunta Nicosia, ha diffuso una riflessione personale sui fatti che hanno interessato Vittoria. Ecco il testo integrale:
Vittoria, mortificata e offesa, vuole ricominciare. Nel farlo non riparte da zero. Ha un grande vantaggio, la coscienza civile e democratica che la cittadinanza ha edificato in tanti anni di sviluppo economico e di modernizzazione sociale. Quella coscienza etica fondata su una originale e moderna cultura del lavoro artigianale e agricolo, che l’ha vista sempre all’avanguardia per reddito pro-capite e per volume produttivo. Quella operosa coscienza imprenditoriale attiva nei mitici anni della “grande trasformazione” economica e sociale in cui ha insegnato al mondo ad “imprigionare il sole sottoterra” creando così la sua principale fonte di ricchezza. Quella coscienza umana, laica e religiosa, fondata sulla solidarietà e sull’empatia, sulla tradizione e sull’innovazione, sulla cultura materiale e sulla ricerca artistica e intellettuale che le ha permesso di attraversare i grandi mutamenti antropologici e l’avvento della contemporaneità.
Questa coscienza è oggi la più grande risorsa dei cittadini vittoriesi per superare l’impasse in cui l’ha gettata l’amara e nota vicenda dello scioglimento del Consiglio comunale. Da essa illuminata, la cittadinanza dovrà intraprendere la ricerca di una nuova identità politico-amministrativa. In questo percorso, primo compito sarà quello di individuare gli imprescindibili indicatori di garanzia che devono condurre a definire la strategia politica e permettere la selezione di quelli che saranno i nuovi amministratori.
Tutto deve muovere dalla consapevolezza che una nuova amministrazione politica della città, che tra l’altro vive una profonda e paralizzante crisi economica, non può essere vittima ancora di demagogie elettoralistiche. Al contrario, dovrà avere con sano realismo due obiettivi principali: da una parte, la gestione ordinaria dei beni e dei servizi che deve essere ottimizzata al meglio sfruttando le risorse disponibili e rispettando i diritti di tutti senza discriminazioni e favoritismi; dall’altra parte, la creazione di valori aggiunti ovvero l’avviamento e la realizzazione di iniziative in grado di promuovere, incrementare, diversificare e moltiplicare l’attività economica e sociale con il fine ultimo di creare ricchezza sociale e migliorare la qualità della vita e così tentare di reagire al morso della crisi. In primo luogo, alla luce dei più recenti fenomeni politici, del declino dei partiti vecchi e nuovi, sembra che non ci possa essere più spazio d’azione e possibilità di credito alcuno per i “professionisti” della politica. Sembra che non sia più il tempo dei veterani della politica e per di più di quelli che da decenni sovrintendono alle vicende comunali dopo aver “egemonizzato” con arroganza il consenso nei loro partiti, sfruttato il vuoto politico che hanno creato e cavalcato. Per loro il tempo è scaduto! Lo impongono il buon senso e l’intelligenza del nostro tempo storico che muove le reali possibilità di sviluppo e di progresso. In secondo luogo, si dare spazio e parola a quelle risorse e a quei capitali umani e culturali che la vita economica e professionale della città ha espresso negli ultimi anni. È necessario attivare dinamiche di socializzazione e di integrazione di soggetti civili ad un progetto per Vittoria “Duemilaeventi” che riconquisti alla politica dei bisogni reali il grande partito degli astensionisti e dei delusi. Di qui sviluppare aggregazioni ideali e culturali delle migliori competenze e professionalità che esercitano in città e che devono formarsi a tradurre in prassi politiche amministrative il proprio operato. Aggregazioni animate da criteri che non si fonderanno più sulle quantità di voti clientelari, ma sull’unico requisito di dignità democratica, la competenza culturale e professionale, radicata nella più severa moralità pubblica. In terzo luogo, un solo orizzonte politico appare credibile e per cui è doveroso spendersi. Sulle ceneri dei partiti e sotto la spinta etica di gestire la cosa pubblica vittoriese, un solo sentiero appare percorribile. È quello di favorire una grande prospettiva civica e progressista a cui deve guardare la pluralità dei legittimi orientamenti politici che si identificano nei valori della Costituzione italiana e che siano in grado di formulare e condividere un progettualità comune. Un simile scenario, edificato per una finalità meta-politica, la rinascita di Vittoria, è ben lontano dall’essere un’ammucchiata. Si legittima come esperienza necessaria per fare in modo che possa prendere finalmente avvio la riformulazione del “fare” politica locale e quindi la formazione di quelle classi dirigenti che oggi a Vittoria sono decisamente latitanti. Tutto ciò significa fare saltare il banco dei partiti e rimescolare le carte della morale politica e del bene pubblico, affidando le sorti della città alle forze della cultura e della scienza amministrativa, economica, finanziaria, giuridica, ambientalistica, urbanistica, estetica, artistica ecc. Nei prossimi due anni deve avere vita nella socialità pubblica vittoriese un “laboratorio permanente” di formazione dei soggetti cittadini che vorranno e avranno le capacità e competenze per amministrare la città. Nuovi gestori in pectore che non devono aspirare ad essere i “nuovi padroni” del paese, ma che devono esercitare i propri patrimoni tecnici e culturali con la sola caparbietà della loro riconosciuta autorevolezza. Il nostro non è più il tempo di leader carismatici, di capi capetti e sottocapi. È il tempo della rappresentatività di ruoli e funzioni di operatori ricchi di esperienze professionali e di saperi scientifici chiamati ad un sinergico servizio nei riguardi della comunità, di quella comunità per cui si è chiamati ad operare e a cui, e soltanto ad essa, in piena onestà si deve rispondere.
Vittoriese di nascita, Gaetano Bonetta ha lasciato la sua città natale per svolgere gli studi universitari a Roma “La Sapienza” dove si è laureato in Lettere, Scienze Storiche. Da qui si è avviato alla ricerca storico-sociale occupandosi prima di questione meridionale, con il volume Istruzione e società nella Sicilia dell’Ottocento (ed. Sellerio), di Roma contemporanea, con il libro Roma nel Novecento (ed. Cappelli) e successivamente di storia della scuola italiana, con il testo Storia della scuola e delle istituzioni educative (ed. Giunti) e di storia sociale del corpo, con il volume Corpo e nazione. L’educazione ginnastica, igienica e sessuale nell’Italia liberale (ed. FrancoAngeli). Di seguito, così come testimoniato dalla sua produzione saggistica, i suoi interessi si sono diversificati spostandosi verso la pedagogia e le scienze dell’educazione, della formazione degli insegnanti, della riforma universitaria in particolare. Fra le tracce più importanti si ricordano i volumi La bussola universitaria (ed. Armando) e da ultimo L’invisibile educativo. Pedagogia, inconscio e fisica quantistica (ed. Armando). Professore ordinario di Pedagogia generale e sociale dal 1992 presso l’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dal corrente anno accademico lo è presso l’Università di Catania. Per oltre vent’anni è stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, della Facoltà di Scienze della Formazione e Direttore del Dipartimento di Scienze filosofiche e pedagogiche. Inoltre, ricordando alcuni suoi impegni istituzionali, si rammenta che è stato presidente della Conferenza Nazionale dei Direttori delle scuole di specializzazione all’insegnamento secondario, componente della commissione MIUR per gli accessi ai corsi a numero programmato, Direttore dell’Istituto Regionale di Ricerca Educativa dell’Abruzzo, presidente della Commissione per i beni e le attività culturali presso la Regione Abruzzo, presidente della commissione “Cultura e formazione” della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Settore scolastico e giovanile, nonché, di recente, assessore all’Istruzione e Cultura e vice-sindaco negli ultimi due anni dell’amministrazione Nicosia.