Differente dall’effetto consolatorio del populismo, che uniforma le coscienze attorno alle paure; differente da quella di chi pensa che apparire basta a risolvere i problemi quotidiani; differente da quella che pensa che il mercato ha spazio per tutti; differente anche da quella di chi immagina una normalizzazione dei rapporti sociali perché solo l’assenza di conflitti crea benessere. Noi siamo un’altra cosa. Abbiamo la sensazione che le città, e la nostra città, abbiano smesso di essere polis ossia centro di promozione dello sviluppo economico, culturale, sociale. Assistiamo a un dibattito, che non è confronto ma è quasi un parlarsi addosso, perché inutile ai fini dello sviluppo complessivo della città. Abbiamo deciso di provare a riaprire un confronto sullo sviluppo complessivo dalla città e del Paese; Abbiamo deciso di riportare al centro del confronto le idee, le storie e le volontà che hanno caratterizzato il movimento democratico della città di Vittoria. Abbiamo deciso di rifiutare l’idea di ricercare colpe e di mostrare quanto l’altro sia peggio di me. Insomma abbiamo deciso di partecipare, e abbiamo dato vita ad “Agorà – non mi riguarda era un pessimo concetto” un movimento politico e culturale che vuol essere conosciuto con tutto il suo nome, perché in esso sta scritto chi siamo. Siamo persone provenienti da esperienze politiche, culturali, associative e professionali diverse, abbiamo un sentire comune attorno all’idea che il progresso sia fatto anche e soprattutto di partecipazione, per questo evochiamo l’agorà, perché essa è lo spazio che dà vita alla polis centro di identificazione e partecipazione collettiva. Vogliamo immaginare città dove si discuta non di paure, ma di promozione umana, dove si costruiscano reti di solidarietà e di promozione culturale, insomma tutto il contrario di ciò che sono oggi le città e la nostra città. Crediamo che il non mi riguarda si una pessima idea perché crediamo con Gramsci: “…che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”. Ma crediamo anche che non ci sia qualcosa che non ci riguardi. Vogliamo immaginare una chance per le forze di progresso e del civismo che la storia del ‘900 ha diviso, ma che oggi potrebbero essere forza motrice del vero cambiamento e del progresso, per questo lanciamo un confronto con tutte le forze politiche, culturali e sociali laiche e non, interessate a questo processo. Chiediamo un sussulto alle nuove generazioni troppo arrese alle paure costruite ad arte e all’apparire che mortifica l’essere. A loro diciamo con Pasolini che bisogna esser: “stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.” Vogliamo costruire quotidiane libertà e star dentro i luoghi del conflitto, perché chi vuol cancellare i conflitti tra gli interessi in campo, ha evidentemente lo scopo di dare l’egemonia agli interessi dei forti, a scaricare le colpe su chi sta peggio di noi. Gli interessi dei più deboli? Si noi siamo da quella parte. Per “Agorà – non mi riguarda era un pessimo concetto”

