IBLEA PLAST. Azienda sequestrata alla Mafia. Capitali per milioni di euro, in immobili, aziende e auto di lusso. Chi paga il conto? I lavoratori senza lavoro e senza ammortizzatori Il sequestro dell’Iblea Plast avviene quando la GdF accerta che alcuni personaggi avrebbero causato il dissesto finanziario di un’azienda dedita alla raccolta e al riciclaggio di materie plastiche, la Sidi SRL di Niscemi, attraverso passaggi di competenze e capitali ad altre società fantasma, per appropriarsi di 11 milioni di euro, cinque dei quali dovuti al fisco. Sono due imprenditori di Vittoria, Raffaele Donzelli, di quarantasei anni, e il padre, Giovanni Donzelli, di settantuno anni, che avrebbero agito con la complicità di una donna, Claudia Fois, di 40 anni, originaria di Cassano d’Adda (MI). Sono tutti accusati di bancarotta fraudolenta e auto riciclaggio. Per Raffaele Donzelli la Procura di Gela ha ottenuto dal Gip del Tribunale l’ordine di custodia cautelare in carcere, per gli altri due invece gli arresti domiciliari. Con i soldi ricavati dal fallimento sarebbe nata una nuova società, la Iblea Plast S.R.L con sede a Vittoria, che farebbe capo a dei prestanome dello stesso Donzelli. La magistratura gelese ha perciò disposto il sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale dell’Iblea Plast S.R.L., e un procedimento di blocco di patrimoni illeciti per 35milioni di euro. Il Tribunale di Gela incarica l’Amministratore Giudiziario Dott.ssa K. Gulizia la quale con lettera del 19/06/2019 comunica alle OO.SS. di categoria quanto segue: Convocazione parti sociali – Attivazione di misure a sostegno del reddito di cui al D.Lgs 18/05/2018 n° 72. In data 5 giugno 2019, con ordinanza del 30 maggio 2019, codesto On. le Tribunale disponeva il sequestro penale preventivo volto alla confisca allargata del complesso aziendale di IBLEA PLAST S.R.L. con sede legale in Vittoria (RG) nella C.da Mazzara, nominando la sottoscritta amministratore giudiziario del complesso medesimo.(...) Dopo i primi incontri e la sottoscrizione del primo verbale di accordo fra le parti la Cgil di Ragusa indica all’Amministrazione Giudiziaria la necessità di avviare la procedura ai sensi della circolare emanata dal Ministero del Lavoro, in applicazione del Nuovo Codice Antimafia; Circolare n. 10 del 06.05.2019 avente come oggetto il trattamento di sostegno al reddito per i lavoratori sospesi dal lavoro o impiegati ad orario ridotto, dipendenti da aziende sequestrate o confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria, di cui all'articolo 1 del Decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 72. Pertanto è inviata lettera alla Prefettura di Ragusa per l’avvio del confronto tra le parti così come previsto dalle norme. La procedura riscontra diverse difficoltà e ritardi dovuti alle comunicazioni tra Enti, Uffici e Tribunale e sopratutto trattandosi di procedure nuove e mai avviate nel territorio, tutti gli Uffici preposti rappresentano la difficoltà nell’individuazione di un iter operativo. Il 24 ottobre 2019 su disposizione della DIA di Catania è fatta l’operazione denominata Plastic Free con l’arresto di alcuni esponenti di clan mafiosi locali in affari con le aziende appartenenti alla famiglia Donzelli di Vittoria alla quale sono riconducibili le proprietà delle aziende già interessate da provvedimenti di sequestro emessi dal Tribunale di Gela a giugno dello stesso anno. Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato ha eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare, tra i quali il boss Claudio Carbonaro e 5 sequestri preventivi di azienda nel settore del riciclo plastiche. Il provvedimento, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Catania, ha permesso di disarticolare un'associazione per delinquere di stampo mafioso denominata “stidda”. Tra i reati contestati ai soggetti colpiti dall'odierno provvedimento rientrano l'estorsione pluriaggravata, l'illecita concorrenza con minaccia, le lesioni aggravate, la ricettazione, la detenzione ed il porto di armi da sparo, il danneggiamento seguito da incendio, il traffico illecito di rifiuti aggravato. Tutti i reati sono stati commessi con metodologia mafiosa, aggravante prevista dalle norme vigenti. L’indagine che ha portato all’operazione “Plastic Free” inizia nel 2014 a seguito di un sequestro, operato a Roma da quella Squadra Mobile, di calzature contenenti materiali nocivi per la salute. Veniva ipotizzata l'esistenza di un'organizzazione dedita al traffico di rifiuti plastici, acquisiti da imprese di raccolta e stoccaggio aventi sede nelle province di Ragusa e Catania ed esportati in Cina, ove gli stessi venivano utilizzati per la fabbricazione di scarpe, poi importate in Italia e commercializzate pur contenendo sostanze tossiche. Nell'ipotesi investigativa, le materie plastiche di scarto -- provenienti dal territorio ibleo – venivano recuperate prevalentemente dai teloni di copertura degli impianti serricoli del vittoriese, e risultavano inquinate da agenti altamente tossici (fitofarmaci e pesticidi). Veniva così avviata una complessa ed articolata attività di indagine, svolta dalla Squadra Mobile di Catania e di Ragusa con il coordinamento del S.C.O. della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, dalla quale emergeva che le principali imprese vittoriesi attive nel settore della raccolta e trasformazione di rifiuti plastici si approvvigionavano dei teli di copertura periodicamente dismessi dalle serre presenti nel territorio ricompreso fra le provincie di Ragusa, Siracusa e Caltanissetta. Tra le aziende sequestrate dal provvedimento della DIA di Catania ancora una volta la società Iblea Plast con la nomina di un Amministratore giudiziario in affiancamento all’Amministratore giudiziario già nominato dal Tribunale di Gela. Il 27/11/2019 si tiene in Prefettura di Ragusa un primo incontro per la CIGS e in quella sede l’Amministratore Giudiziario nominato dal Tribunale di Gela comunica l’impossibilità di prosecuzione dell’attività e l’avvenuta autorizzazione della liquidazione della ditta Iblea Plast. Il Tavolo viene rinviato per avere un parere dal Ministero del Lavoro circa la compatibilità della Cigs con l’avvio della procedura di liquidazione, avvenuta successivamente alla redazione di un piano industriale per la continuità della produzione, dovuta al rinvenimento ulteriori problematiche all’interno dello stabilimento. Il tavolo in Prefettura si è riunito lo scorso 7 gennaio 2020, dove è stato firmato l’accordo per la Cgis dopo avere avuto via libera dal Ministero del Lavoro in riposta al quesito propostogli. Successivamente l’Amministrazione Giudiziaria procede al licenziamento di tutti i lavoratori in data 13 gennaio 2020. A seguito del licenziamento i lavoratori fanno richiesta di Naspi ai quali viene negata dall’INPS per le irregolarità commesse dai datori di lavoro. Esiste inoltre il rischio per i dipendenti della cancellazione d’interi periodi di contribuzione a seguito dell’accertamento che una società del “gruppo Donzelli” l’International Free Company, esercitava attività d’illecita d’interposizione di manodopera. L’International Free Company è l’azienda presso la quale i lavoratori erano assunti. Gli accertamenti ispettivi oltre alle irregolarità in capo all’International Free Company hanno altresì accertato l’effettiva attività lavorativa svolta dai dipendenti. Per questo, la mancata corresponsione della Naspi e la successiva cancellazione dei periodi contributivi, è per noi ingiusta. Questo provvedimento rappresenta un ulteriore danno nei confronti del lavoratori vittime della gestione fraudolenta e mafiosa delle aziende presso cui hanno prestato attività, ma al tempo stesso vittime di una mancata specifica tutela da parte dello Stato nelle diverse articolazioni. E’ assolutamente ingiustificabile la determinazione da parte dell’Inps di disconoscere i peridi di effettivo lavoro dei dipendenti i quali si trovano ad avere contribuzione irregolare non per loro volontà, ma per accertata condotta illegale dell’azienda. In questo senso si determina una scarsa tutela per i lavoratori dipendenti da aziende che erano in mano alla criminalità organizzata, che dovrebbero invece vedere migliorare la propria condizione dal momento in cui l’attività produttiva viene sottratta alla mafia e gestita dallo Stato. Vale per la continuità del rapporto di lavoro, e vale anche per la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali come unica possibilità di una temporanea forma di reddito. Nel caso specifico gli operai dell’Iblea Plast S.R.L. nel momento del sequestro giudiziario dello scorso giugno 2019 già vantavano alcune mensilità di salario arretrate. Successivamente i lavoratori posti prima in sospensione e poi in cassa integrazione hanno continuato a non percepire reddito fino ad oggi, compresi quelli che per tre mesi hanno svolto all’interno dello stabilimento attività di sorveglianza. Ad oggi a causa delle oggettive complicazioni di iter nel percorso di Cgis, il mancato pagamento da parte dell’Amministrazione Giudiziaria delle spettanze dovute, e il blocco delle prestazioni Inps (Naspi) i lavoratori vivono da quasi un anno senza alcuna forma di reddito, nonostante l’estromissione mafiosa da parte dello Stato nella gestione del’azienda. L’11 Febbraio 2020 la Direzione Investigativa Antimafia di Catania, a seguito di una proposta di applicazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale formulata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Catania e dal Direttore della D.I.A., ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro beni emesso dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di Giovanni Donzelli, di anni 71, imprenditore nel settore del recupero e della trasformazione di materie plastiche nella provincia di Ragusa. Il Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, all’esito della valutazione degli elementi forniti dalla DIA e dalla Procura della Repubblica, ha ritenuto sussistente la pericolosità sociale qualificata di Giovanni Donzelli, in quanto lo stesso può considerarsi contiguo all’associazione mafiosa c.d. “Stidda”, operante nel territorio vittoriese, sin dagli anni 90. Numerosi collaboratori hanno chiarito come il proposto si fosse arricchito utilizzando il denaro frutto delle estorsioni gestite dal gruppo “Dominante - Carbonaro” che, decimato dalle sentenze di condanna e paventando provvedimenti restrittivi, aveva affidato il proprio “capitale” a soggetti insospettabili, affinché lo reinvestissero in attività economiche apparentemente lecite. I proventi derivanti dalle attività illecite dell’associazione mafiosa sono stati, infatti, reimpiegati nelle attività imprenditoriali riferibili a Giovanni Donzelli operanti nel settore della raccolta, lavorazione e riciclaggio della plastica. Dal punto di vista patrimoniale, gli investigatori della DIA, hanno accertato l’assenza, in capo al Donzelli ed ai suoi familiari e conviventi, di risorse lecite idonee a giustificare l’entità degli investimenti effettuati e, nel contempo, una cospicua e generalizzata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto. Con il provvedimento adottato a carico di Giovanni Donzelli, è stato disposto il sequestro, prodromico all’eventuale confisca, del patrimonio riconducibile allo stesso, al momento stimato in circa 5.000.000,00 euro, tra cui figurano, in particolare, diverse aziende operanti nel settore della raccolta e riciclaggio della plastica, immobili, autovetture, conti correnti e disponibilità bancarie. CHIEDIAMO UNA REALE E CONCRETA TUTELA PER I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DIPENDENTI DA AZIENDE CONFISCATE. CHIEDIAMO CHE VENGA CORRISPOSTO AL PIU PRESTO IL PAGAMENTO DELLE SPETTANZE ARRETRATE DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE OGGI COMPETENTE. CHIEDIAMO L’APPLICAZIONE DELLE NORME IN MATERIA DI AZIENDE SEQUESTRATE ALLA MAFIA CHE PREVEDONO UN PARTICOLARE REGIME DI SANATORIA IN MATERIA DI IRREGOLARITA’ CONTRIBUTIVA.

