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Inaugurato il comitato elettorale di Vinciguerra (FdI) a Ragusa: “Entusiasmo crescente: portiamo bisogni ed esigenze del territorio a Palermo”.

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Un vero e proprio bagno di folla quello per Alfredo Vinciguerra che il 9 settembre, in via Archimede 185 a Ragusa, ha inaugurato il comitato elettorale nel comune capoluogo che insieme a quello di Vittoria rappresenta, in maniera unitaria, tutta la provincia.

Vinciguerra, impegnato nella campagna elettorale che lo vede nella lista di Fratelli d’Italia per le prossime regionali del 25 settembre, sta battendo tutti i Comuni della provincia per raccogliere bisogni ed esigenze del territorio.

“A Ragusa ho ricevuto un grande abbraccio pieno di entusiasmo. Grazie a tutti coloro che sono venuti per l'inaugurazione del comitato elettorale che rappresenta unitariamente tutto il territorio. Grazie  a chi mi ha manifestato sostegno e affetto, grazie alle comunità di Santa Croce, Acate, Chiaramonte, Scicli,  Ispica e naturalmente Vittoria, la mia città natale, Scoglitti e Ragusa che con la loro presenza hanno testimoniato il loro supporto”.

“Dietro la mia candidatura – continua Vinciguerra – non ci sono solo io ma c'è un grande gruppo umano e politico che cresce giorno dopo giorno e che vuole trovare rappresentanza e voce a Palermo. Sto girando nelle ultime settimane tutti i Comuni della provincia per illustrare i punti chiave che porteremmo all’Ars ma soprattutto per ascoltare bisogni ed esigenze di un territorio vocato all’agricoltura, alla pesca, alla zootecnia, al turismo ma anche alla piccola e media impresa con eccellenze in diversi campi produttivi”.

“Ripartire dalla tutela dell’economia reale, dalla promozione del territorio, dalle infrastrutture sono tutte priorità e questi 15 giorni che ci separano dal voto saranno dedicati proprio all’ascolto. Comprendo il momento difficile che le famiglie e le imprese stanno attraversando per via dei rincari, dell’economia post Covid e proprio per questo deve esserci una rappresentanza forte del territorio all’interno delle istituzioni. Non possiamo delegare e non possiamo lasciare, con l’astensione, che a decidere siano gli altri”, conclude.

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