Prima di iniziare questo mio breve saggio politico, mi sia consentito esprimere
la mia gratitudine alla nostra guida, Antonino Di Stefano, per la stima e la
fiducia che mi ha mostrato in questi mesi e per avermi dato il privilegio di
essere al suo fianco con la nomina a segretario politico della Provincia di
Ragusa.
Onorato, scendo in campo con maggiore entusiasmo e impegno nelle tante
battaglie che ci attendono, nella consapevolezza che ora, più di prima, è
indispensabile mettere a disposizione di tutti la nostra esperienza, maturata
nel corso degli anni e nei vari incarichi, e la cultura politico-amministrativa.
Oggi, più di prima, c’è la necessità che ciascuno di noi scenda in campo,
indipendentemente dell’appartenenza. E questo appuntamento di Acate vuole
significare un primo passo verso una rivoluzione culturale che mette in primo
piano il cittadino, le donne, i giovani, gli anziani.
Un caro saluto a tutti coloro che mi hanno espresso stima e fiducia e
condividono il percorso che stiamo avviando, per dare dignità alla Politica e
dare voce a chi voce non ha, per un vero riscatto della Sicilia e dell’Italia.
Molti Amministratori, moltissimi lavoratori e imprenditori che dal dopoguerra
ad oggi hanno fatto una vera e propria rivoluzione economica e sociale,
affidano a noi le ultime energie loro rimaste.
Noi saremo accanto a tutte le donne e a tutti gli uomini che portano in fronte il
marchio del sudore e della dignità.
Cosa si può fare oggi per presentarci come politici diversi, come portatori di
valori aggiunti nel dibattito politico italiano, per andare oltre la inconcludente e
demagogica politica dei Nominati.
Pag. 2 Cosa possiamo fare per essere politici credibili, dirompenti magari,
nel panorama melmoso della politica e dare un forte scossone, la cui eco
risuoni in tutta Italia e soprattutto ai settori più umili del nostro popolo.
In particolare perché tutto ciò venga percepito bene dalla gente comune che
ormai non va a votare. In Sicilia siamo scesi abbondantemente sotto il
cinquanta per cento, ma soprattutto per evitare di essere dei pupi travolti
dalle maree montanti dei tanti velleitari esperimenti di spregiudicati e fortunati
politicanti.
Mi permetto timidamente di dare un suggerimento: dobbiamo riscrivere la
Grammatica e la Sintassi della politica, rivedendo lessico e comportamenti,
dobbiamo uscire e parlare con la gente, usare il linguaggio del popolo,
confrontarci e, soprattutto, ascoltare. La Pedagogia dall'ascolto deve essere il
nostro vademecum, la Filosofia del progetto la nostra strategia. Tale
atteggiamento è fondamentale per eliminare le distanze create artatamente
dai nominati della politica, per avere credibilità e restituire dignità alle
Istituzioni.
Dobbiamo vestire gli abiti di Sindaci e di Amministratori della nuova frontiera,
per vincere la politica dell'improvvisazione e del vivere alla giornata e,
prioritariamente, dobbiamo individuare gli assi portanti dell'economia, dello
sviluppo e dell'occupazione.
In Sicilia abbiamo due eccellenze, penalizzate da una politica distratta,
superficiale e arrogante: l'agricoltura e il turismo sostenibile. Il fallimento
storico della Politica ci impone una svolta rivoluzionaria che investa anche la
politica estera dell'Italia e una rilettura del ruolo delle Regioni. la Sicilia e tutte
le Regioni del sud hanno il dovere di sviluppare una politica nuova, autonoma
anche a costo di porsi in rottura con l' Europa. Bisogna imporre la rilettura di
Patti come il Patto del Mediterraneo, del Marocco, dell'Euro mediterraneo,
che hanno pag.3 spalancato le porte ai prodotti del terzo e del quarto mondo,
senza alcun controllo; dobbiamo imporre il rispetto delle clausole di
salvaguardia. Ora è venuto il turno dell’America del Sud: l’Europa spalanca le
porte ai prodotti agricoli di quei Paesi, magari senza controlli e più competitivi
di noi. Il nostro futuro sono i Paesi emergenti, l'India, la Cina e soprattutto la
Russia. La Sicilia soprattutto gioca un ruolo strategico nel nuovo assetto
geopolitico. Per questo intendo invitare al nostro Castello dei Principi di
Biscari personalità di spicco, come ho già fatto con Yunker, che mi ha
risposto ma per impegni per ora ha rimandato. Questi Paesi sono i porti
privilegiati del nostro commercio, soprattutto delle nostre produzioni agricole.
L'embargo alla Russia, tanto decantato, voluto dalla Commissione europea,
ha siglato il certificato di morte della Sicilia.
Noi, insieme ai lavoratori, agli imprenditori e agli artigiani, insomma insieme a
tutto il mondo del lavoro dobbiamo alzare nuove bandiere e dare speranze e
vere prospettive di sviluppo.
L’Italia detiene il primato in alcuni settori e prodotti apprezzati in tutto il
mondo; eppure non riusciamo a spiccare il volo. Questo deve essere un
impegno primario ed evitare la fuga di capitali e, cosa più grave, di illuminati
imprenditori e di eccellenze giovanili.
La società della Conoscenza, divenuta Società della globalizzazione, ha
creato le premesse di una crisi irreversibile sul piano culturale ed economico,
a cui per vari motivi si è aggiunto una crisi dei Partiti e l’istaurarsi di
Oligarchie-Signorie, dove eccelle il personaggio di turno con la morte del vero
dibattito all’interno, la scelta a priori e dall’alto dei Candidati alle Elezioni e di
chi deve essere eletto.
La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: noia e disprezzo per la politica,
astensionismo al 50%, etc, ecc.
Pag. 4 I fallimenti strategici e programmatici, la fuga dalla realtà del Centro
destra e del Centro sinistra, specialmente in Sicilia, la loro profonda crisi di
identità e una lacerante divisione ci invitano a cogliere il momento e ci
obbligano ad elaborare e presentare proposte vincenti ed alternative.
Dobbiamo rivendicare la nostra diversità ideologica, filosofica ed etica: donne
e uomini del Popolo per il Popolo.
Ritorniamo in parte al passato quando gli Onorevoli frequentavano le nostre
sezioni, illustravano i lavori politici e amministrativi a Roma e in Sicilia. E noi
Amministratori avevamo un punto di riferimento e ci si incontrava a Palermo e
a Roma. Quello che è accaduto recentemente a Niscemi ci insegna tante
cose. Io sono stato testimone e protagonista anche grazie alle esperienze
maturate in Germania e in Piemonte. Si parlava negli anni 80 di un grave
terremoto. Ci siamo riuniti una ventina di Sindaci a Gela. Tutti interessati al
problema. Nella seconda riunione eravamo non più di quattro. Io su
“suggerimento di Dante Alighieri”, feci parte per me stesso. E mi recai a
Palermo e chiesi al Presidente della Regione se c’erano novità. Mi ha detto di
si. Mi sono messo in contatto con un Onorevole molto stimato da me e mi ha
invitato a incontrarci a Palermo. In verità egli aveva seguito attentamente i
dibattiti al Parlamento regionale e la Legge era stata fatta. Ma non pubblicata.
Potete immaginare il perché. Io grazie al mio impegno e l’aiuto dell’Onorevole
e di due Assessori ho avviato i progetti per le zone di Acate in pericolo di
drammatici problemi di assestamento. Ci sarebbe molto da dire ma non
mancherà occasione per approfondire queste grosse problematiche. Tutte
opere a totale carico della Regione.
Anche ora è possibile avviare percorsi di miglioramento per i nostri
concittadini. Ma è indispensabile avere una cultura politica e amministrativa di
tutto rispetto. Qui si gioca a svalutare i partiti e pag. 5 chiunque tenta di
rinnovare il rapporto con i cittadini. C’è la caccia al Sindaco che lavora per
tagliare le tasse ai Cittadini, creando i presupposti per farlo. Ad ogni piè
sospinto, consiglieri comunali e loro amici telecomandati firmavano denunce
contro il Sindaco perché aveva risolto il problema dell’acqua, della
spazzatura, del Castello, di Marina di Acate, del Piano Regolatore, del
Cimitero, etc, ecc. Ecco perché dobbiamo ritornare ai Partiti, protagonisti
della vita, della salute, del miglioramento economico e sociale dei nostri
concittadini e farli uscire dall’oblio, dal pessimismo e a volte dalla
disperazione. Diamo fiducia e ci daranno fiducia e scriveremo pagine
importanti. Dobbiamo sviluppare la pedagogia dell’ascolto e la filosofia del
progetto. Questa è la sfida politica e programmatica per superare il
feudalesimo delle elezioni e dei candidati scelti a Roma. Con i risultati che
tutti vediamo. Dobbiamo recuperare la fiducia dei cittadini e portarli a votare.
Dobbiamo essere Donne e Uomini del popolo per il nostro popolo.

