Nel corso della seduta del Consiglio comunale di Vittoria, tra i punti all’ordine del giorno figurava l’approvazione del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), provvedimento strategico per la programmazione ambientale e l’accesso ai fondi di settore.
La discussione ha però registrato un nuovo strappo politico all’interno della maggioranza, con la Democrazia Cristiana che segnala la frattura emersa con il gruppo dell’MpA, riconducibile al mancato coinvolgimento dell’esperta indicata dall’Amministrazione nel percorso di redazione dell’atto.
Secondo quanto riportato, tale dinamica avrebbe inciso sul clima complessivo della seduta, già caratterizzata da una maggioranza numericamente ridotta e da evidenti difficoltà di tenuta politica.
Nonostante la disponibilità della stessa DC di garantire i numeri per l’approvazione del provvedimento, la seduta si è conclusa con la decisione dell’Amministrazione di ritirare l’atto.
La Democrazia Cristiana definisce la scelta come un ulteriore elemento di criticità nella gestione dei lavori consiliari, sottolineando come sarebbero state possibili soluzioni alternative per consentire l’approvazione di un documento ritenuto strategico per la città.
Nel comunicato si evidenzia come il ritiro rappresenti, secondo la DC, un segnale di difficoltà nella gestione dei momenti decisivi dell’azione amministrativa e una conferma della fragilità politica interna alla maggioranza, con possibili ricadute sull’iter di atti fondamentali per lo sviluppo del territorio.
La maggioranza si è incrinata dopo l'intervento del consigliere Valeria Zorzi, componente della Commissione Assetto e Territorio, che ha ricostruito la genesi del provvedimento e sollevato diverse criticità.
Zorzi ha ricordato come per la redazione del Piano sia stato previsto un contributo regionale di circa 27 mila euro destinato alla copertura dei costi per l’incarico al professionista incaricato della predisposizione del PAESC, evidenziando come il bando di riferimento risalga al 2018 e come il Comune si trovi quindi “in netto ritardo rispetto ad altri enti locali”.
Secondo Zorzi si tratterebbe di un atto “molto simile a quello adottato da altri comuni e non specificamente calibrato sulle esigenze di Vittoria”. Nel corso del suo intervento ha inoltre ricostruito le diverse fasi organizzative: inizialmente l’Amministrazione avrebbe ipotizzato di utilizzare un Energy Manager interno, salvo poi accertare che la persona prescelta era priva delle qualifiche necessarie per ricoprire il ruolo. Successivamente, ha spiegato, l’incarico sarebbe stato affidato a un primo ingegnere in data 24/03/2025, con la scadenza della Regione, per non perdere il finanziamento regionale, fissata al 30/06/2025. Quindi appena due mesi di tempo per la conclusione delle attività e la rendicontazione. Per fortuna, poi questa scadenza è stata prorogata.
Zorzi ha evidenziato come, successivamente, si sia reso necessario un ulteriore passaggio di consegne a un altro professionista, individuato nella figura dell’ingegnere Barbalace, con il quale il presidente della Commissione Greco si sarebbe confrontato per rendere il piano più aderente alle esigenze della città. La consigliera ha poi sottolineato come lo stesso Barbalace sia stato presentato in Conferenza dei Capigruppo come “Energy manager” del Comune, con incarico fino al 31/12/2026, circostanza che, ha affermato, “non sarebbe stata nota a tutti i consiglieri”.
Nel suo intervento, Zorzi ha inoltre criticato il mancato coinvolgimento dell’avvocato Giulia Artini, consulente esterna dell’Amministrazione in materia energetica e referente nei rapporti con l’assessorato regionale all’Ambiente, definendo tale scelta “una grave mancanza di rispetto professionale” e sottolineando come la stessa non sia stata coinvolta né nella redazione del PAESC né nel percorso relativo alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).
Alla luce di queste considerazioni, la consigliera ha annunciato l’astensione del gruppo di Fratelli d’Italia, pur evidenziando che, in base ai numeri in aula, l’atto avrebbe comunque ottenuto l’approvazione anche grazie ai voti della Democrazia Cristiana.
Così, invece, non è andata dato che poi l'atto è stato ritirato su richiesta del consigliere dell'Mpa Salvatore Artini.

