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Una nuova democrazia urbana: nessuno si senta escluso IN PURO STILE VITTORIESE: SICUREZZA BENE COMUNE

| Categoria: Comunicati Stampa
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Il problema della sicurezza dei cittadini spesso è utilizzato per racimolare qualche manciata di voti. Stranamente però in questa campagna elettorale a Vittoria è stato un argomento per nulla affrontato, se non da una parte politica: Aiello e la sua coalizione. Cento Passi ha affrontato la questione, non solo come componente della coalizione Aiello, ma anche rivendicando una sua autonomia e crediamo originalità di pensiero, anche contestando la tesi di chi addirittura esclude che sindaci, governi locali, poteri democratici si possano occupare di sicurezza. Pensiamo che la sicurezza non vada delegata solo allo Stato e nello specifico all’asse Law & order come direbbero gli americani, per questi infatti può andar bene anche il fai da te. Tali teorie, a parte le furbizie elettorali, parlando alla pancia delle persone arrivano anche a evocare il far west. La questione esiste. Riguarda certamente i sindaci, i governi locali, i poteri democratici. Crediamo che non basta indossare le felpe per affermare un primato sulla sicurezza o evocare una sinistra che rifugge il tema. Innanzitutto perché non è così, la sicurezza quale valore pubblico fondante della convivenza civile è un tema di progresso. Ora la cronaca e il clima da essa creato, forse la scoperta di una strategia della violenza ci si para davanti, e che come vittoriesi non possiamo ignorare. Sappiamo che non è puro stile vittoriese perché sappiamo che lo stile vittoriese è quello di prendere atto di avere un problema e affrontarlo. Per tutte questa ragioni è necessario dare un senso politico al tema sicurezza. Se si vuol dare un senso politico alla sicurezza dei cittadini credo esso sia più interesse della sinistra e delle forze progressiste, non fosse altro che il bisogno di sicurezza è venuto crescendo nella società, soprattutto nei settori meno abbienti e perciò meno protetti. Occuparsi della sicurezza, però, vuol dire avere la capacità di leggere una società complessa, rifiutare gli schematismi e rifuggire il fai da te, insomma avere una cultura di governo. Il termine sicurezza va accompagnato da un’aggettivazione che la definisca nel suo valore politico e in armonia col dettato costituzionale e col diritto internazionale. E Forse, è più opportuno dire “ordine pubblico democratico” che a mio parere meglio definisce il sistema, in armonia con nostra Carta costituzionale. Per essere questo, il tema della tutela dell’ordine pubblico democratico non può mai essere legato a categorie sociali o a gruppi di persone. Non a caso la cultura giuridica democratica ha legato il reato all’individuo che lo commette e non al gruppo di appartenenza (la responsabilità penale è personale). Le attività della tutela dell’ordine pubblico democratico, debbono essere ordinarie e non fatti eccezionali, o magari legati a lamentele o ad azioni politiche che puntano a paure legate a luoghi comuni. La presenza dei presidi dell’ordine pubblico democratico debbono essere un fatto normale e quotidiano. La tutela dell’ordine pubblico democratico deve essere soprattutto: Prevenzione, inclusione sociale, patto per la sicurezza Stato-Comunità locale, centri di sostegno per le vittime dei reati e delle violenze. Credo che le politiche di sicurezza urbana si debbano occupare fondamentalmente dell’insicurezza personale come problema sociale e dei fenomeni che la alimentano. Serve quindi costruire strategie concrete, lavorando sul tema della sicurezza con un approccio integrato. Occorre immaginare diverse azioni legate al tema della sicurezza in senso stretto, e progetti di promozione dei comportamenti sociali virtuosi, indicandoli, come modelli di comportamento vincenti. Combattere le diseguaglianze, accogliere e farsi carico di tutte le fragilità è un pezzo fondamentale delle politiche della sicurezza. Celebrare il rifiuto della cultura dell’odio, che è l’arma dei miseri. Costruire cittadinanza e inclusione sociale. E’ necessario concepire la “sicurezza” in senso lato, comprendente tutti gli aspetti connessi della vita e delle relazioni sociali dei cittadini. Introdurre il concetto di sicurezza bene comune vuol dire rifiutare l’effetto inutilmente consolatorio della sicurezza fai da te. Esso è concepire la partecipazione dei cittadini come fonte di democrazia sostenibile e di coesione. C’è una grande questione democratica nella nostra città, la sicurezza è un pezzo di tale tema. Una questione democratica che nasce dall’assenza di un confronto con la città reale. La città reale che non riesce a trovare interlocutori istituzionali. C’è la questione giovanile che non trova risposte, e c’è, anche, un’economia sempre più ostaggio di una crisi solo in parte economica e finanziaria, ma che spesso è frutto di dinamiche illegali quando non di rapina. Noi dobbiamo impegnarci e star dentro i luoghi del conflitto, perché chi vuol cancellare i conflitti tra gli interessi in campo, ha evidentemente lo scopo di dare l’egemonia agli interessi dei forti, a scaricare le colpe su chi sta peggio. La nostra idea di sicurezza è l’interesse all’emancipazione dai disagi, è farsi carico di tutte le fragilità, è costruire quotidiane libertà.

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