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Bar e Ristoranti aperti da ieri sino a mezzanotte anche in provincia di Ragusa, Fipe Confcommercio: "un provvedimento che per le attività del nostro territorio vale un milione di euro"

| di Redazione
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Anche in provincia di Ragusa, da ieri sera, in base a un decreto approvato dal Consiglio dei ministri, il coprifuoco è stato spostato alle 24 e sarà abolito del tutto dal 21 giugno. Inoltre, sono previsti matrimoni e feste dal 15 giugno, ma solo con il “green pass”; i congressi si potranno di nuovo organizzare dal primo luglio; sale giochi e bingo riapriranno dal primo luglio.

L'altra decisione importante riguarda il cambio dei parametri del monitoraggio con il quale vengono stabiliti i colori delle Regioni. L'Rt, l'indice di diffusione del contagio, non sarà più determinante: conteranno il tasso di occupazione di terapie intensive e reparti ordinari e l'incidenza dei casi. Con meno di 50 casi per 3 settimane consecutive e un rischio basso si va in zona bianca, in cui le uniche misure in vigore sono il distanziamento e l'uso della mascherina. Secondo quanto annunciato dal governatore Musumeci, la Sicilia dovrebbe approdare in zona bianca il 21 giugno.

“La misura dell’allungamento del coprifuoco a mezzanotte – sottolinea Fipe Confcommercio Ragusa – vale circa un milione di euro per i bar e i ristoranti del territorio ibleo. E’ questa la cifra che bar e ristoranti incassano mediamente nella fascia oraria che va dalle 18 alle 24. Un introito da non sottovalutare”. E il presidente provinciale Confcommercio Ragusa Gianluca Manenti chiarisce: “E’ un passaggio previsto, programmato, interlocutorio, verso la totale normalità, che speriamo arrivi dal 21 giugno quando cesserà la limitazione dei vincoli orari. Le aperture allungate significano fatturati migliori, con una migliore gestione dei costi fissi come gli affitti, le utenze e le spese amministrative che pesano per 24 ore, non solo sull'orario ridotto”. Dopo bar e ristoranti, ora però sono le discoteche che devono poter ripartire. “La loro chiusura – sottolinea ancora Manenti – non solo crea danni economici per gli imprenditori ma lascia irrisolto il problema degli assembramenti della movida”.

 

 

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