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Il mondo agricolo, la fascia trasformata e il mondo che cambia.

Il presidente di Sviluppo Ibleo Andrea La Rosa: “Le imprese del settore sono chiamate ad adattarsi al nuovo ambiente economico individuando strategie competitive innovative”

| di comunicato stampa
| Categoria: Politica
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“Noto con piacere che, in questo periodo dedicato alle riflessioni, maggiore attenzione è stata rivolta anche alle sorti dell’agricoltura, un comparto che merita la massima cura non foss’altro perché, grazie alle performance dello stesso, è stato possibile produrre sacche importanti di benessere di cui, negli ultimi vent’anni, ha beneficiato l’intera provincia di Ragusa, in primis Vittoria”. E’ il presidente del movimento politico Sviluppo Ibleo, Andrea La Rosa, ad evidenziarlo, chiarendo, però, che alcuni approcci risultano essere stantii, sorpassati dal tempo, orientati a riproporre gli stessi concetti di quarant’anni fa quando, in questo lungo periodo, come è di tutta evidenza, il panorama è cambiato più e più volte. “Oggi – spiega La Rosa - il confronto con un mercato profondamente mutato e in cui si è modificata la natura stessa della competizione porta le imprese agricole a doversi adattare al nuovo ambiente economico, individuando strategie competitive innovative. Tali strategie non sono più fondate soltanto sulla capacità di produrre beni a prezzi più bassi ma soprattutto su elementi di differenziazione dei prodotti e sulla capacità di rispondere in maniera più adeguata a una domanda sempre più complessa e articolata, mutevole e, al tempo stesso, contraddittoria, espressa dai consumatori, dall’industria alimentare e dalla distribuzione. Si tratta di opzioni strategiche che racchiudono quegli aspetti connessi alla relazione che s’instaura fra un’impresa e il mercato - riguardanti il posizionamento dei prodotti sul mercato, le risorse e le competenze, le caratteristiche organizzative, le preferenze e i bisogni dei consumatori - attraverso i quali va ricercato il vantaggio competitivo”. La Rosa è convinto che si tratti di regole auree che sono da applicare anche e soprattutto sul versante ipparino, dove insiste una fascia trasformata tra le più importanti del Sud Italia, per non parlare del mercato ortofrutticolo di Fanello, altra struttura che da sempre ha rappresentato un fiore all’occhiello per la crescita economica territoriale. “Proprio nella scelta dell’approccio strategico da adottare per acquisire quei caratteri competitivi che consentono di raggiungere una posizione di vantaggio sui mercati – aggiunge – risiede la capacità di “saper vendere”, per cui gli agricoltori si trovano sempre più spesso nella condizione di dover operare delle scelte che, con la riforma Pac del 2003, tendono ad assumere un’importanza fondamentale: “cosa produrre”, in primo luogo, ma anche “quanto” e “come produrre”. Tali decisioni riguardanti la sfera della produzione coinvolgono in maniera strettamente connessa anche il mercato negli aspetti che sempre più tendono a caratterizzarlo, ossia le strategie di marketing e le relazioni contrattuali. In un ambiente economico in forte evoluzione, dove la concorrenza è in costante aumento, tali decisioni possono rivelarsi tanto più complesse quanto più ampio è il ventaglio di scelte che è possibile effettuare e quanto più intense sono le relazioni con gli altri soggetti economici. Nell’operare le scelte tra opzioni strategiche alternative – produzione omogenea o differenziata – e in considerazione del fatto che le strategie di differenziazione sono finalizzate ad accrescere il valore economico dei prodotti – la qualità ne costituisce un parametro essenziale – l’imprenditore agricolo deve tener conto del comportamento degli altri agenti economici. La scelta di adottare una strategia di differenziazione dei prodotti implica, infatti, l’individuazione di un modello di organizzazione che sostenga tale strategia e, al tempo stesso, consenta di superare quei problemi di coordinamento (costi di transazione) che sussistono tra i vari attori della filiera agroalimentare, influenzando in senso negativo il valore reputazionale dei prodotti. Il superamento di tali problemi può avvenire attraverso modalità di coordinamento, attraverso l’associazionismo, soprattutto quando l’elemento qualitativo di un prodotto debba essere reso riconoscibile al consumatore attraverso un segno distintivo o un marchio, che possono evolvere verso forme di integrazione contrattuale molto spinte”. La Rosa cita il caso dell’integrazione verticale totale che “permette l’introduzione di mezzi di controllo e di incentivi più appropriati di quelli previsti dal governo di mercato. A ogni modo – aggiunge – le relazioni economiche che scaturiscono dalle strategie competitive che poggiano su elementi di differenziazione, si configurano attraverso forme di organizzazione e quindi di governo che vanno a delineare, sino a modificarla, la struttura di mercato, nonché a identificare le modalità di distribuzione del valore che si è generato lungo la filiera. Anche nel caso di strategie fondate sul prezzo è ormai indispensabile, per una maggiore efficienza della filiera, adottare forme di coordinamento orizzontale o verticale. Per il raggiungimento di una qualche forma di coordinamento, un problema chiave è costituito dall’informazione, necessaria per determinare il miglior uso delle risorse: per effettuare delle scelte che siano efficienti è essenziale avere informazioni sulla disponibilità delle risorse, sulle opportunità tecnologiche e sui gusti dei consumatori. Nel caso del mercato agroalimentare, sono soprattutto le imprese fornitrici di input e la grande distribuzione i soggetti che tradizionalmente detengono l’informazione, mentre l’agricoltura si trova in una posizione di forte debolezza. L’informazione può essere considerata, dunque, l’elemento chiave nel processo di sviluppo di un sistema agroalimentare, non essendo più il prezzo in grado di riassumere quegli elementi che sono necessari per la conoscenza dei prodotti e proprio per questo può conferire un vantaggio competitivo a colui che la detiene. Nell’attuale configurazione dei rapporti di mercato, il prezzo tende infatti a rappresentare sempre meno uno strumento adeguato di coordinamento tra domanda e offerta. Il suo ruolo all’interno del mercato si è fortemente ridotto, essendo stato sostituito, invece, da un coordinamento fondato soprattutto su un sistema di regole, come quello configurato da un contratto. Ed ecco perché dobbiamo essere pronti a guardare alla gestione di un mondo agricolo sempre più in grado di rispondere a queste importanti sollecitazioni”.

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